Scarti di legno: cosa possono diventare dopo la lavorazione?
Quando guardiamo una tavola in legno massello perfettamente piallata, una mensola o un pannello pronto per essere utilizzato, vediamo solamente il risultato finale.
Ma per arrivare a quel risultato una parte del legno viene inevitabilmente rimossa.
Taglio, rifilatura, piallatura e altre lavorazioni producono segatura, trucioli, scaglie e pezzi di dimensioni differenti.
Quello che vedete nella fotografia è proprio uno degli effetti della trasformazione del legno.
A prima vista potrebbe sembrare semplicemente uno scarto.
In realtà può essere l’inizio di un’altra lavorazione.
Ed è proprio questo l’aspetto interessante: anche ciò che non può più diventare una tavola può continuare a essere utilizzato.
Prima di tutto: che cosa sono questi scarti?
Durante la lavorazione del legno vengono generati residui molto diversi tra loro.
Possiamo avere:
- segatura molto fine;
- trucioli prodotti dalla piallatura;
- scaglie;
- cortecce;
- piccoli pezzi di tavola;
- rifili;
- cippato di dimensioni maggiori.
La destinazione finale dipende principalmente dalla dimensione del materiale, dall’essenza e soprattutto dal fatto che il legno sia naturale oppure trattato.
Questa distinzione è fondamentale.
Un residuo proveniente da legno naturale e non trattato può avere possibilità di recupero molto diverse rispetto a un materiale contenente colle, vernici, impregnanti o altri prodotti.
1. Trasformarlo in cippato per produrre energia
Uno degli utilizzi più conosciuti è la produzione di cippato di legno.
Il materiale viene ridotto in frammenti di dimensioni relativamente uniformi e può essere utilizzato come biomassa in impianti progettati appositamente per questo combustibile.
In questo modo un pezzo di legno che non può più essere utilizzato per costruire un mobile può continuare a fornire energia.
Il cippato può alimentare, ad esempio:
- caldaie a biomassa;
- impianti di riscaldamento;
- sistemi centralizzati;
- alcuni impianti per la produzione combinata di energia e calore.
Naturalmente il materiale destinato alla combustione deve essere idoneo a questo utilizzo e gestito secondo le normative previste.
2. Pellet e bricchetti
La segatura e i residui più fini possono essere utilizzati anche per la produzione di pellet o bricchetti di legno.
In questo caso il materiale viene essiccato, lavorato e compresso ad alta pressione.
Il risultato è un combustibile con forma e dimensioni regolari, facilmente trasportabile e utilizzabile negli impianti adatti.
È interessante pensare che quella polvere prodotta durante una lavorazione possa diventare successivamente una fonte di energia.
Naturalmente non basta raccogliere della segatura e comprimerla in laboratorio: per produrre pellet con caratteristiche costanti servono processi e impianti specifici.
3. Pacciamatura per giardini e aree verdi
Quando proviene da legno naturale non trattato, il cippato può trovare una seconda vita anche lontano dalla falegnameria.
Uno degli utilizzi più interessanti è la pacciamatura.
Distribuito sul terreno intorno ad alberi, siepi e alcune aree verdi, uno strato di materiale legnoso può contribuire a:
- limitare la crescita delle erbe infestanti;
- ridurre l’evaporazione dell’acqua dal terreno;
- proteggere superficialmente il suolo;
- creare un aspetto più naturale nelle aiuole.
Con il tempo il materiale organico tende progressivamente a degradarsi.
È però fondamentale utilizzare esclusivamente materiale compatibile con questo impiego: legno verniciato, impregnato o contenente colle non deve essere considerato equivalente al semplice legno naturale.
4. Sentieri e percorsi naturali
Il cippato viene spesso utilizzato anche per creare piccoli camminamenti e percorsi.
Lo troviamo nei parchi, nei giardini, negli orti e in alcune aree ricreative.
Distribuito in uno strato sufficientemente consistente, crea una superficie naturale e piacevole da percorrere.
Anche in questo caso il materiale deve essere adeguato alla destinazione prevista.
È forse uno degli esempi più semplici per capire come uno scarto apparentemente senza valore possa trasformarsi in qualcosa di utile senza bisogno di lavorazioni particolarmente complesse.
5. Utilizzarlo nel compostaggio
Trucioli e piccole scaglie di legno naturale non trattato possono essere utilizzati, nelle giuste proporzioni, anche come materiale ricco di carbonio all’interno del compost.
La loro struttura può inoltre contribuire a creare spazi tra i materiali più umidi, favorendo il passaggio dell’aria.
Non significa però riempire una compostiera solamente di segatura.
Il compost funziona attraverso un equilibrio tra materiali differenti e il legno tende a degradarsi più lentamente rispetto a molti residui vegetali.
Per questo viene normalmente utilizzato insieme ad altri materiali organici.
6. Realizzare nuovi pannelli
C’è poi una seconda strada molto interessante: riportare gli scarti all’interno dell’industria del legno.
Parte dei residui può essere recuperata e utilizzata come materia prima per la produzione di pannelli industriali.
Trucioli e fibre possono infatti essere selezionati, lavorati e successivamente utilizzati per creare nuovi materiali.
È una logica molto diversa dal nostro pannello in legno massello, ma rappresenta comunque una possibilità di recuperare materiale che altrimenti non potrebbe più essere utilizzato sotto forma di tavola.
In questo modo il ciclo continua:
tronco → tavola → lavorazione → scarto → nuova materia prima.
7. Biochar: trasformare il legno in carbonio
Un’altra possibilità, sempre più interessante, è la trasformazione dei residui legnosi attraverso processi di pirolisi.
Da questo processo può essere ottenuto il cosiddetto biochar, un materiale ricco di carbonio.
Si tratta di un utilizzo più tecnico rispetto alla semplice produzione di cippato e necessita di impianti dedicati, ma mostra molto bene quante destinazioni differenti possa avere un materiale che normalmente considereremmo uno scarto.
Ma tutto il legno può essere riutilizzato nello stesso modo?
No.
Ed è probabilmente il punto più importante di tutto l’articolo.
Bisogna distinguere tra:
Legno naturale
Residui provenienti dalla lavorazione di tavole e massello senza vernici, impregnanti o altri trattamenti.
Legno lavorato o trattato
Pannelli contenenti colle, elementi verniciati, impregnati o materiali nei quali sono presenti altre sostanze.
Le due categorie non possono automaticamente seguire le stesse destinazioni.
Un truciolo di rovere massello naturale è molto diverso, ad esempio, da un frammento proveniente da un pannello contenente adesivi o da un elemento precedentemente verniciato.
Per questo la separazione dei materiali è fondamentale.
Prima ancora di riciclare: ridurre lo scarto
C’è però un altro aspetto che spesso viene dimenticato.
Il modo migliore per gestire gli scarti è innanzitutto cercare di produrne il meno possibile.
Quando si lavora il legno bisogna cercare di sfruttare ogni tavola nel modo migliore.
Significa studiare i tagli, analizzare difetti e venature e capire quali pezzi possono essere ricavati da una determinata tavola.
Un pezzo troppo piccolo per diventare un pannello potrebbe magari essere utilizzato per creare un listello.
Un altro potrebbe diventare un componente di un mobile.
Un altro ancora potrebbe essere conservato per una lavorazione futura.
Solo quando il materiale non ha più dimensioni utili per la falegnameria diventa realmente uno scarto da destinare ad altri utilizzi.
Una tavola non nasce rettangolare
Quando acquistiamo del tavolame grezzo, non riceviamo un pezzo perfettamente rettangolare pronto per essere trasformato in un mobile.
Le tavole possono avere:
- corteccia;
- alburno;
- estremità da rifilare;
- piccoli difetti;
- differenze di larghezza;
- parti che devono essere eliminate durante la lavorazione.
Quando rifiliamo e pialliamo il materiale per ottenere una sezione precisa, una parte del volume originale viene inevitabilmente rimossa.
Questa è una caratteristica normale della lavorazione del massello.
Il nostro lavoro consiste anche nel capire come sfruttare al meglio la materia prima prima di iniziare a tagliarla.
Dal tronco al prodotto finito… e poi di nuovo materia
Questa fotografia racconta quindi qualcosa che normalmente il cliente non vede.
Dietro una mensola perfettamente liscia o un pannello in legno massello ci sono molti passaggi.
Il legno viene selezionato, tagliato, rifilato, piallato e lavorato.
Alla fine rimangono inevitabilmente dei residui.
Ma definirli semplicemente “rifiuti” racconta solamente metà della storia.
Quando vengono separati e gestiti correttamente, possono diventare:
🔥 energia
🌱 pacciamatura
🌳 percorsi naturali
♻️ materia prima per nuovi pannelli
🌿 materiale per compostaggio
⚫ biochar
Il prodotto principale cambia, ma il materiale continua a essere utilizzato.
Perché per noi è importante parlarne
Quando si lavora ogni giorno con il legno si impara una cosa abbastanza velocemente:
buttare un pezzo di legno che potrebbe ancora essere utilizzato dà sempre un po’ fastidio.
Non solamente per una questione economica.
Dietro ogni tavola c’è un albero che ha impiegato anni, spesso decenni, per crescere.
Sfruttare correttamente quella materia significa quindi cercare di ricavarne il massimo valore possibile.
Prima costruendo prodotti destinati a durare.
Poi recuperando i pezzi ancora utilizzabili.
Infine cercando una destinazione anche per ciò che rimane.
Conclusione
Quello che vedete nella fotografia può sembrare solamente un’enorme montagna di scarti di legno.
Guardandola con gli occhi di chi lavora questo materiale, però, la prospettiva cambia.
Dentro quella montagna ci sono energia, materia organica, nuovi materiali e possibili utilizzi ancora da sviluppare.
Il legno ha una caratteristica straordinaria: può accompagnarci per molto tempo e, anche quando non può più essere utilizzato nella sua forma originale, può spesso trasformarsi ancora.
Per questo la domanda non dovrebbe essere solamente:
“Quanto legno scartiamo durante una lavorazione?”
Ma anche:
“Che cosa possiamo far diventare quel legno dopo?”

